Articolo pubblicato su Diritto di Critica il 18 luglio 2016 

Parla un cittadino turco, nelle ore immediatamente successive al tentativo di colpo di stato

La notizia del fallito colpo di Stato in Turchia, ad opera di una frangia minoritaria delle forze armate, ha portato di nuovo l’attenzione del mondo sul paese asiatico, il cui ruolo nella scacchiera internazionale si è fatto sempre più significativo – e ambiguo – al protrarsi della crisi siriana. Due giorni dopo il tentativo di golpe e poche ore dopo la dichiarazione del suo fallimento e della ripresa del potere da parte delle forze governative, Diritto di Critica ha contattato un cittadino turco che chiede di restare anonimo ma ha accettato di raccontarci la sua testimonianza sulla situazione attuale nel paese.

Il tentativo di colpo di Stato e i successivi arresti hanno portato di nuovo l’attenzione sul tema dei diritti umani e civili in Turchia. Come era la situazione prima del golpe?

Per capire meglio la situazione, posso portare alcuni esempi che descrivono lo status attuale in materia di diritti umani. Qualche giorno fa è stata riproposta una legge che permetteva il matrimonio tra uno stupratore e la sua vittima di sesso femminile, al di sopra dei 15 anni; lo scorso inverno invece quattro studenti universitari sono stati arrestati a causa di una denuncia per abuso di potere a Diyarbakır: alla fine sono stati rilasciati solo grazie alla burocrazia e alle pressioni portate avanti da alcune università, nei confronti dell’ex-primo ministro Davutoğlu. Tuttavia, parlare di diritti umani e di vicende come queste in pubblico non è ancora qualcosa di assolutamente sicuro. La polizia ha occhi e orecchie ovunque. Inoltre, le organizzazioni giovanili nazionaliste e conservatrici hanno espresso il loro dissenso contro la protesta di strada. La polizia e il sindaco di Istanbul l’hanno impedita poiché temevano un attacco dell’ISIS. Credo che questi esempi bastino a descrivere la situazione attuale dei diritti umani in Turchia. E poi c’è la questione della cittadinanza agli immigrati siriani senza previo referendum, che era argomento di discussione fino a prima del colpo di stato…

 Cioè?

Il Primo Ministro ha esposto un piano per dare a tre milioni di immigrati siriani la cittadinanza e collocarli in case popolari (dette case TOKI, destinate ai cittadini con reddito troppo basso per potersi permettere di acquistarne una) gratuitamente. A seguito delle osservazioni del primo ministro Yıldırım, Erdogan ha fatto una dichiarazione in merito alla necessità della Turchia di avere siriani qualificati. I partiti di opposizione nel parlamento turco (Chp, Hdp) hanno già provato a chiedere un referendum, chiamando in causa quella demagogia dell’AKP circa il suo dipendere dal popolo e dalla volontà nazionale. Già adesso agli immigrati in età da università è permesso studiare senza dover superare prima alcun test di ingresso e con borsa di studio garantita.

Questo di certo non aiuta il ritorno alla normalità…

Affatto. Di recente ci sono stati scontri a Konya proprio tra i siriani e i cittadini turchi. Sono durati almeno una settimana. È iniziato tutto a causa di un immigrato che ha dato dei calci a un cane randagio. Ed è terminato con un siriano e un turco uccisi.

Come hai saputo del golpe?

Ironia della sorte, ero a casa a guardare alla TV il film “World War Z”. Mia sorella mi ha telefonato e mi ha detto dei carri armati che bloccavano i ponti sul Bosforo. Ho controllato su Twitter e ho visto il video dei soldati che dicevano “Questa non è un’esercitazione”. Ho cambiato sul canale NTV, e poi sono intervenuti per trasmettere il messaggio sul canale TRT. Il Consiglio di Pace del paese ha dichiarato il colpo di stato sostanzialmente per far tornare la Turchia alle sue “impostazioni di fabbrica” laiche.

Il colpo di stato invece è fallito. Cosa è successo successivamente? Anche alla luce delle migliaia di arresti tra forze dell’ordine e magistratura. 

All’inizio gli addetti stampa dei servizi turchi di intelligence hanno annunciato alla televisione di aver respinto il tentativo di colpo di stato. Successivamente il primo ministro ha dichiarato di aver ordinato ai jet militari di stanza a Eskişehir di decollare per abbattere quelli dei ribelli. Ancora adesso non sappiamo che fine abbiano fatto questi jet. Erdoğan ha affermato che il governo risponderà in maniera mille volte più potente e ha dichiarato l’esistenza di una relazione tra i golpisti e il rifugiato religioso in Pennsylvania, Fethullah Gülen. Hulusi Akar (un generale) è stato fatto prigioniero dai ribelli durante il tentativo di golpe. Alle prime ore della mattinata la stampa ha diffuso il suo video in cui annunciava di essere al sicuro in elicottero. Anche il capo della marina militare è stato catturato dai ribelli ma è stato tratto in salvo. Per quanto ne so, dietro al colpo di stato ci sono alcuni ufficiali e alti generali dell’aeronautica e della gendarmeria. Questi soldati sono ritenuti in collegamento con Gülen e già da tempo si sapeva che probabilmente sarebbero stati portarli davanti allo ‘Yüksek Askeri Şura’ (l’alto consiglio militare). Sembra ci fosse un’indagine su di loro ed è proprio grazie a questa che Erdogan è riuscito a salvarsi dall’attacco a Marmaris, per esempio. Questi ribelli hanno cercato di prendere il sopravvento, anche se si sono visti rispondere subito al fuoco.

La risposta del Governo è stata dura…

Il governo ha visto questa occasione come un’opportunità per ripulire l’esercito e la magistratura. Un terzo dei membri della Danıştay (il consiglio di Stato turco) è finito agli arresti, così come due alti giudici della Corte Costituzionale. Adesso sono stati anche arrestati i comandanti di alto rango dell’esercito. Così come coloro che hanno ordinato ai ribelli di tornare in TV all’inizio del golpe. Il governo vede ciò non solo come un’opportunità per sbarazzarsi degli ufficiali gülenisti ma anche di quelli kemalisti. Alla sera, alcuni dimostranti chiedevano a gran voce che venisse reintrodotta la pena di morte e il Primo Ministro Yıldırım sembrava spalleggiare questa proposta. Pena di morte che era contro la legge dal 1998, a seguito dell’arresto di Abdullah Öcalan, il leader del PKK, che è attualmente detenuto nell’isola-prigione di İmralı. Vi lascio immaginare in quali condizioni… Inoltre l’AKP vede in questa situazione un’opportunità per rafforzare i suoi sostenitori mettendogli davanti una minaccia. È per questo che è stato chiesto alla popolazione di scendere in strada.

Temete che questo golpe possa essere stato usato come “scusa” per stringere ulteriormente sui diritti civili?

Finora non c’è stato alcun tipo di limitazione immediata. Anzi, le azioni dei media durante il tentativo di golpe possono essere facilmente lodate in termini di diritto di libertà di parola. Così come state elogiate stasera in parlamento. Tuttavia, Erdoğan e l’AKP hanno iniziato a stringere la loro morsa sulla burocrazia e sulle istituzioni della Repubblica. Un paio di mesi fa, il capo del Parlamento, che è membro dell’AKP nonché un ex membro del “Refah Partisi”(lett. Partito del benessere, partito sciolto nel 1998 e di ispirazione islamista), ha dichiarato che la legge costituzionale è di ostacolo per il percorso dell’AKP. Di fatto Erdoğan non è il controllore degli affari di Stato, ma l’unico sovrano. La Costituzione (Anayasa) deve pertanto essere modificata per adattarsi alla realtà dei fatti. Dal momento che la burocrazia non sarà più un ostacolo, è logico aspettarsi ulteriori provvedimenti di questo tipo.

Dopo gli attacchi all’aeroporto Ataturk di Istanbul, si è ritornato a parlare anche della progressiva radicalizzazione e del terrorismo di stampo islamista nel Paese… Ritiene che il tentativo di golpe possa cambiare qualcosa in questo senso?

È opinione diffusa che ci siano ancora cellule dormienti terroristiche in Turchia. Fino a poco tempo fa venivano condotte operazioni di contrasto, molte delle quali con successo. Si ritiene siano dei rifugiati siriani. Quindi il pericolo del terrorismo islamico è tutt’altro che finito.

Come ha viaggiato l’informazione sui social media durante e dopo il tentativo di golpe?

Ci sono così tante manipolazioni e false informazioni sui social media in Turchia in questo momento. Ad esempio, si parla di un soldato che si è arreso la cui gola è stata tagliata e di altri due soldati gettati dal ponte sul Bosforo. Tuttavia, un ministro del governo l’ha negato. Ora via Twitter, alcune donne a Istanbul dichiarano di essere state verbalmente aggredite per la strada, da alcuni sostenitori del governo, per il loro modo di vestire. Questi potrebbero essere sia degli sparuti incidenti che disinformazione..Difficile capirlo.

Intervista realizzata con la collaborazione di Luca Carotenuto

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