Abstract del paper conclusivo scritto per il corso di perfezionamento in Scenari Internazionali della Criminalità Organizzata (Dipartimento Scienze Politiche e Sociali, Università degli Studi di Milano), anno 2015-1026 

Apparentemente pacificata, la Cecenia di oggi è un tassello fondamentale negli snodi criminali e terroristici che uniscono il Medio Oriente e l’Europa, tra droga, armi e corruzione

Dell’”inferno ceceno” descritto da Anna Politkovskaja nella sua intensa attività di giornalista di frontiera, oggi rimane ben poco. La Grozny devastata ha lasciato il posto ad una città ricostruita: il frutto di cemento e acciaio delle fiumane di soldi che, pompate dalle casse del Cremlino, vanno a ripulire – almeno in apparenza – la facciata della turbolenta regione nord caucasica, negli ultimi vent’anni teatro di due guerre sanguinose e di sogni d’indipendenza mai del tutto sopiti. Oggi la zona è elevata dal governo russo a “modello”, specialmente dinanzi alle altre repubbliche dal Caucaso settentrionale come Daghestan e Inguscezia, sempre più radicalizzate in chiave religiosa islamica e sempre più instabili.

Quella in Cecenia è una tranquillità comprata a caro prezzo, che affonda le sue radici precarie in un terreno fatto di corruzione, zone grigie e collusioni tra criminalità organizzata locale e transnazionale, terrorismo e politica. Nel giro di pochi anni – al primo conflitto ceceno del ’94-’96 ha fatto seguito una seconda guerra, conclusasi ufficialmente nel 2002, ma le operazioni antiterrorismo da parte delle forze armate russe si sono protratte fino alla primavera 2009, quando il governo di Mosca ha dichiarato la regione “normalizzata” – gli scenari lunari e le macerie di quella che era stata definita una “moderna Stalingrado” hanno infatti ceduto il passo a grattacieli, ristoranti di lusso, alberghi a cinque stelle, marciapiedi puliti e alla moschea più grande d’Europa. L’aeroporto di Grozny è stato elevato al rango di scalo internazionale e collega giornalmente la capitale cecena con Mosca.

Il tutto è dominato dall’onnipresente figura del presidente filorusso Ramzan Kadyrov, che «ha stabilizzato la repubblica omettendo la democrazia» e ha costruito un sistema a cavallo tra il culto della personalità in chiave staliniana e il vassallaggio alla Russia di Putin, con buona pace dei sogni separatisti, spostatisi sulle montagne al confine con Daghestan, Inguscezia e Georgia e che hanno acquisito connotazioni progressivamente sempre più religiose e islamiste, legato al salafismo e al wahabismo. Un sistema fragile, che si nutre di contraddizioni e che si configura come un caso «paradigmatico per evidenziare i rapporti fra organizzazioni criminali e quelle terroristiche».

SOMMARIO

1. IL PREZZO DELLA PAX CECENA, TRA SUSSIDI DI MOSCA, ECONOMIA LOCALE INESISTENTE E CORRUZIONE PERVASIVA

2. FORMAZIONI PARAMILITARI, GRUPPI CRIMINALI E RAPPORTI DI POTERE NELLA CECENIA ATTUALE

  1. Ramzan Kadyrov e i kadyroviti
  2. Indipendenza, guerre cecene e traffici criminali
  3.  Obshina, la mafia cecena
  4.  La Cecenia e il terrorismo islamico

3. SITOGRAFIA

4. BIBLIOGRAFIA

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